Patto UnipolSai 2.0: a che punto siamo?

Ogni volta che parlo del nuovo patto e di tutto quello che gira intorno a questo discussissimo accordo, vengo attaccato su FaceBook. La cosa francamente mi lascia del tutto indifferente anche perché, come ho spiegato ad un amico, la forza di questo canale web è l’assoluta libertà. Io non ho padroni, ho 62 anni e vanto una esperienza sia in compagnia che sul campo che mi permette di esprimere pareri “liberi e personali” su quello che accade sul mercato.

Il Patto UnipolSai 2.0 è l’evoluzione del complesso ed innovativo Patto proposto e negozio, per conto della mandante da Franco Ellena qualche anno fa (se non erro nel 2011).

Già allora il nuovo sistema di relazione aveva suscitato reazioni nel mondo sindacale, ma comunque alla fine era stato sottoscritto dai gruppi agenti allora presenti.

Oggi la situazione ovviamente è più complessa. Franco Ellena non è più in compagnia, i gruppi agenti sono molti di più e le dinamiche di relazione sono cambiate.

La mia visione è stata da subito sempre la stessa e cioè che il “Patto” verrà sottoscritto, a seguito di semplici modifiche di “apparenza e di poca sostanza” in quanto l’equilibro delle parti in gioco è fortemente spostato verso una azienda colosso che si confronta con migliaia di agenti con interessi non convergenti (è da sempre così!). Inutile incazzarsi, la situazione è questa.

Ma il “grosso” gruppo UnipolSai ha sottovalutato proprio gli aspetti importanti di tutto l’accordo e cioè, non tanto quelli economici che sono importanti, quanto quelli di relazione. L’arroganza del potere porta a far sì che gruppi agenti abbiano il coraggio di dire no, perché esasperati da una relazione a cui non erano abituati. Non siamo più ai tempi in cui il partito comandava e gli iscritti si adeguavano. Oggi la relazione è importante a tutti i livelli.

Rispetto” è la parola chiave ed è l’unica soluzione per arrivare ad un accordo. Gli agenti di assicurazione si sentono intermediari liberi, anche se di fatto purtroppo non lo sono, e vorrebbero essere ascoltati e dire la loro. Non basta cooptare nei CDA delle Coop qualche agente per far credere al mondo intero che compagnia e rete agenziale sono una unica cosa.

Non può essere così, gli interessi sono divergenti, non può essere altrimenti, perché ognuno deve fare i conti con i propri utili o le proprie perdite.

Rispetto e relazione saranno l’unico elemento per poter mettere fine a questo “balletto” le cui conclusioni sono già scritte. Ma i gruppi agenti, quelli che hanno avuto il coraggio di dire no hanno oggi, se uniti e determinati, una grossa carta da giocare.

Oggi debbono resistere sulle loro posizioni cercando di trovare un accordo che li metta in condizione di essere riconosciuti come imprenditori (non a parole, ma con i fatti). Tutto il resto ha poca importanza. Attenzione però a non sottovalutare la mandante.

E quelli che hanno già detto sì? Boh, staremo a vedere, io una soluzione ce l’avrei, se fossi dalla parte della compagnia, ma me la tengo per me.

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