L’Italia, paese in crisi!

Sono certo di dire qualcosa di altamente scontato, ma mi fa piacere condividere con voi una riflessione sul perché il nostro paese versa in una crisi senza precedenti.

Tralascerei la demagogia di basso profilo riconducibile ad un malgoverno se non per un fatto banale quale la chiara “non volontà” di mettere la parola fine ad un sistema fiscale obsoleto e penalizzante.

Infatti nel nostro paese non viene tassata la ricchezza, bensì il LAVORO. Chi paga le tasse è il lavoratore dipendente o il piccolo lavoratore autonomo con aliquote che raggiungono quasi il 50% del reddito.

Riforma del Fisco

Dal 2018, secondo quanto annunciato dal premier Matteo Renzi, arriverà la tanto proclamata Riforma del Fisco che vedrà coinvolti anche  gli scaglioni IRPEF. L’idea sembra essere quella di prevedere quattro aliquote:

  • 0%, in sostanza una nuova area esenzione per coloro che hanno redditi fino ad 8mila euro l’anno;
  • 27,5%, fino a 15mila euro;
  • 31,5%, fino a 28mila euro;
  • 42/43%, oltre i 28mila euro.

Sul fronte delle detrazioni si pensa di fissarle a 1000 euro per il lavoro dipendente (800 per i pensionati), 200 euro per il lavoro autonomo.

Ora appare evidente che ancora una volta la strategia di chi ci governa è quella non di ottenere equità fiscale, bensì di concentrarsi su coloro che pagano da sempre le tasse.

Faccio fatica a capire come mai in un paese come il nostro non venga adottato il sistema fiscale in vigore negli Stati Uniti:

Il sistema generale di tassazione negli Stati Uniti è uno dei più progressivi rispetto a tutti gli altri paesi industrializzati. Con un sistema fiscale progressivo, le tasse dovute da un individuo o da un nucleo familiare tendono ad aumentare o a diminuire a seconda delle variazioni del reddito annuo. I soggetti con redditipiù elevati, non solo pagano più in tasse totali, ma gli viene applicato anche un tasso più elevato. Ad esempio, una persona che ha guadagnato 100.000 dollari in un anno, potrebbe pagare il 25% di tasse del suo reddito, mentre coloro che hanno reddito di 30.000 dollari pagheranno le loro imposte con un tasso del 10%. Negli USA esiste un’imposta sul reddito delle persone fisiche che grava sui soggetti che risiedono e producono redditi sul territorio nazionale. Vengono considerati residenti coloro che hanno la cittadinanza americana e che rimangono nel paese per almeno 183 giorni in un anno. Ovviamente, il criterio di assegnazione delle aliquote può variare a seconda dell’ammontare del profitto annuale e della situazione economica familiare; nel caso di coniugi/vedovi, il principio si struttura in questo modo: fino a 17.850 $, è pari al 10 %; da 17.851 a 72.500 $ è del 15 %; da 72.501 a 146.400 $, ammonta al 25 %; da 146.401 a 223.050 $, è pari al 28 %; da 223.050 a 398.351 $ corrisponde al 33 %; da 398.351 a 450.000 $ il tasso ammonta al 35 %; per importi superiori all’ultima cifra citata il tasso è del 39%.

In più, tutti possono detrarsi le spese di lì la necessità di pretendere sempre lo scontrino fiscale o la fattura.

Da noi invece, tassazioni da strozzinaggio, multe solo a chi paga le tasse, evasori fiscali che privilegiano dei diritti dei meno abbienti, attività di Cinesi che non emettono uno scontrino e quindi fanno concorrenza alle stesse attività gestiti da italiani con costi fiscali che ne impediscono la redditività.

EVVIVA L’ITALIA!

P.S abbiamo preso da FB questo video che conferma le nostre analisi:

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Leonardo Alberti