L’intermediario “privilegiato”

Una revoca è sempre brutta, ma a Natale è una vera e propria schifezza

Al di là degli aspetti politici, sui quali mi soffermerò nel proseguo del mio ragionamento, trovo sciagurata la scelta di revocare un agente alla vigilia del periodo natalizio, un’ostentazione di “celudurismo” aziendale tipica di qualche manager che cerca di sperimentare fino a che punto si può tirare la corda nel minare alle radici i principi del rapporto fiduciario sul quale si fonda il contratto di agenzia.
A Natale non si revoca ad nutum perché se non sussistono i presupposti dell’urgenza derivanti dalla giusta causa, qualsiasi decisione può essere tranquillamente rinviata a dopo le feste natalizie le quali, al di là degli aspetti orgiastici costituiti dallo spreco pagano frutto del consumismo odierno, mantengono una sacralità e una solennità che nessuno ha il diritto di oltraggiare in nome delle esigenze bilancistiche di un’azienda in ottima salute finanziaria e la cui denominazione richiama apertamente significati religiosi. Di conseguenza siamo tenuti ad offrire prima di tutto la nostra solidarietà umana ai colleghi fatti oggetto di queste particolari attenzioni da parte della loro mandante.

Giustamente lo SNA fa il proprio mestiere definisce una revoca ad nutum a Natale una vera e propria “schifezza” un atto questo che non fa altro che sottolineare la stortura ed il disequilibrio nel rapporto fra agenti e mandanti e genera il fenomeno del “celodurismo” citato nell’articolo dello SNA.

A mio avviso, e l’ho scritto due giorni fa, l’errore sta proprio nel legame contrattuale fra i due attori. Infatti già la terminologia “agente”* è forviante e sottolinea come l’ente “forte” sia la compagnia di assicurazioni; di qui il disequilibrio rapportuale. Cambiamo quindi le regole del gioco cominciando a trasformare il contratto in un “contratto equilibrato” fra le parti dove siano previsti sia la disdetta che la revoca:

  • La disdetta è un atto unilaterale con il quale si impedisce il rinnovo di un contratto di durata (per esempio un abbonamento o un contratto di affitto). La disdetta serve ad evitare il rinnovo automatico del contratto alla scadenza. Nei contratti, spesso, si usa prevedere genericamente l’obbligo di “comunicare la disdetta” entro e non oltre il termine di “tot” giorni/mesi dalla scadenza del contratto stesso, pena il rinnovo automatico del contratto.
  • Il recesso è un atto unilaterale con il quale la parte esprime la volontà, non di non rinnovare il contratto alla scadenza, bensì di sciogliere definitivamente il contratto ancora in corso. Il recesso può essere previsto dalla legge o dal contratto con apposita clausola. In entrambi i casi può essere subordinato alla presenza di determinati presupposti (es.: rimborsi, indennizzi, termine di preavviso).

Ora pare evidente che nel contratto assicurativo che lega i due attori la disdetta, le dimissioni, sia l’unica forma (se non in presenza di una giusta causa agita nei confronti della mandante da parte dell’agente) di scioglimento anticipato del contratto in capo all’agente mentre la revoca è la modalità di chiusura del contratto, cruenta se senza evidente motivazione (ad nutum) in capo alla mandante.

Se invece il contratto che lega le due figure fosse fra un “intermediario privilegiato”(in quanto rappresentante della o delle mandanti) e la compagnia prevedesse i “termini di disdetta con preavviso”, per esempio, di tre mesi ecco che la “schifezza” di un atto violento nel periodo delle festività natalizie non potrebbe più essere agita se non in presenza di “giusta causa”.

Cambiamo le regole del gioco; diamo all’intermediario privilegiato la paternità, come è giusto che sia, del suo portafoglio clienti e mettiamolo in condizione di conoscere già da subito i termini di chiusura del proprio rapporto di collaborazione alla stregua degli altri intermediari (il subagente per esempio ha i termini di disdetta previsti dalla lettera di incarico).

Troppo facile? Forse sì; forse ciò toglierebbe qualche istituto economico che fa comodo ad entrambe le parti. Io resto della mia idea anche se so che si andrà avanti per molto tempo con un ANA vecchio di 20 anni e con la diseguaglianza oggi presente che genera sconforto e celodurismo.

*L’agente è colui che è incaricato stabilmente da una (agente monomandatario) o più compagnie (agente plurimandatario) di promuovere la conclusione di contratti assicurativi. L’agente  ha diritto ad una provvigione per i contratti conclusi per conto dell’azienda preponente.

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