La lobby delle assicurazioni. Chi comanda decide, talvolta senza criterio

Negli anni novanta nel nostro mercato si parlava dell’avv. Gavazzi come un tagliatore di teste per eccellenza. Personaggi come Ellena e Mazzucchelli, oltre ad altri illustri manager, sono passati sotto la sua forca. In realtà la logica con cui questi licenziamenti repentini avvenivano era sconosciuta a tutti.

Oggi, seppure sotto forme diverse e sicuramente meno diffuse, ad ogni cambio di vertice (spesso nemmeno in quella occasione) i nuovi vertici aziendali si liberano con una leggerezza incredibile di quei manager, non che sono ritenuti incapaci, bensì che non fanno parte dell’entourage del nuovo arrivato. Io nel 2010 ho provato l’ebrezza di essere licenziato nonostante avessi collezionato nei miei 30 anni di permanenza in quella azienda attestati di stima da parte dei management che si sono susseguiti.

Purtroppo però, tranne rare eccezioni, il potere da alla testa e coloro che raggiungono i vertici aziendali si sentono “Dio” e quindi agiscono come se realmente lo fossero,  allontanando non chi costa all’azienda senza produrre un ritorno, bensì chi non è allineato con loro o peggio potrebbe metterli in difficoltà per capacità e stima.

Vero è che i dirigenti possono essere licenziati in qualsiasi momento. Io non contesto questo genere di libertà, bensì le modalità di scelta di chi, improvvisamente si trova in mezzo alla strada. Contesto la leggerezza con cui tali decisioni vengono prese e sopratutto la mancanza di onestà intellettuale nel prenderle.

Il problema è che chi opera in questa maniera, alla fine, cade sempre in piedi perchè purtroppo la disonestà intellettuale, caratteristica presente in coloro che agiscono in qua maniera, è un elemento che si trasforma in una sorta di salvacondotto permanente.

Quando poi succede a noi o ad un nostro amico di cui le capacità professionali sono universalmente riconosciute, allora la rabbia ed il disprezzo nei confronti di chi, con una leggerezza inaudita ha preso questa decisione, prendono il posto di quella che dovrebbe essere la principale caratteristica di chi sceglie, o è stato scelto, come manager: la lucidità e l’equilibrio.

A me, come ho avuto modo di dire e sopratutto scrivere nel mio libro: sono stato licenziato (che culo), tutto sommato è andata bene. Oggi non potrei far parte del Gruppo Unipol, un gruppo che è troppo lontano dal mio modo di pensare e di agire. Oggi non potrei più lavorare per aziende che vedono a parole gli intermediari come il centro del loro business, ma che nella realtà agiscono in maniera completamente diversa.

La cosa buffa però è che si fa un gran casino quando un agente viene revocato, nessuno si muove (tranne nel mio caso in cui gli agenti mi hanno dimostrato la loro solidarietà scrivendo ai vertici aziendali) per il licenziamento di un manager.

Caro amico mio, anche a te dico: “sei stato licenziato, che culo!”

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