La fortuna di essere figli d’arte. La dinastia dei Mazzone

Luciano e Mario Mazzone

Nel nostro mondo quando si parla della provincia di Foggia ed in particolare di Manfredonia, le compagnie di assicurazione tremano. Il territorio è difficile, pericoloso e va conosciuto molto bene. Eppure da Manfredonia veniva Luciano Mazzone.

Conobbi Luciano quando venne assunto come ispettore in Puglia da parte di Winterthur in sostituzione di Di Croce. Me lo presentò l’allora Direttore Regionale, Fabrizio Rindi, subito dopo il colloquio di assunzione avvenuto presso la nostra sede romana.

Luciano proveniva da Prudential e sarebbe stato un mio collaboratore diretto quando gestivo il centro sud Italia come responsabile commerciale (capo degli ispettori commerciali per dirla con parole semplici). Personaggio difficile, molto preparato e orientato al risultato. Con Luciano trovammo subito una intesa basata sul reciproco rispetto e stima. Discutevamo, litigavamo a volte, ma insieme eravamo imbattibili. Luciano riusciva a gestire il territorio forte della sua grande esperienza e conoscenza degli operatori di mercato. Passavamo spesso giornate insieme girando per lungo e per largo la Puglia. Lui aveva, se ricordo bene, una AlfaRomeo 164 che guidava quasi sempre a velocità sostenuta. Grandissimo consumatore di km era sicuramente quello che si definiva un ispettore tecnico commerciale completo. Sapeva trattare con gli agenti, conosceva bene la parte tecnica ed era rispettato da tutti.

Un uomo abbastanza anarchico nei comportamenti, ma molto focalizzato al raggiungimento degli obiettivi. Ricordo che parlavano molto delle nostre famiglie lui con spiccato accento pugliese io con spiccato accento romano. Amava mangiare bene ed era sempre allegro. Si può dire che nonostante il carattere difficile (spesso gli dicevo che aveva un carattere di merda e che doveva ringraziare il cielo di avere un capo come me) ci divertivamo molto e la Puglia riusciva ad esprimere risultati più che soddisfacenti.

Luciano ci metteva l’anima in tutto quello che faceva anche se spesso prendeva degli abbagli clamorosi su alcune risorse che lui stesso aveva scelto, ma come le aveva inserite appena si accorgeva di aver sbagliato veniva da me e mi diceva, ridendo, “ho scelto un cazzone, liberiamocene”.

Rimasi molto male quando seppi che una mattina, facendosi la barba era stato colpito da un infarto. Portato in ospedale mori di li a poco (o forse arrivò già morto). Luciano morì lasciando incompiuta la sua opera di rilancio del territorio e lasciando tristezza nei cuori delle persone che lo avevano conosciuto ed erano stati capaci di apprezzarne il grande valore.

Oggi, sullo stesso territorio opera suo figlio Mario portando avanti la tradizione di famiglia in rappresentanza di Allianz. Chissà quanto sarebbe orgoglioso l’amico Luciano di vedere i successi di suo figlio.

Ciao amico mio, mi ha fatto piacere pensare a te nel giorno della festa del papà!

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