Internet of things, dalla ricerca all’allarmismo

Insurance Daily n. 977 di mercoledì 27 luglio 2016 parla delle varie ricerche fatte da società di consulenza sul cosiddetto “IOT, Internet of things“. L’articolo, a firma Fabrizio Aurilia inizia con un  messaggio di allerta per il settore assicurativo:

“È probabile che i premi si ridurranno in modo significativo e che ci saranno conseguenze importanti in termini di gestione dei dati, privacy e sicurezza. Gli assicuratori dovranno agire in fretta al fine di evitare il pericolo, molto concreto, di essere disintermediati”.

Una sorta di allarmismo a mio avviso non giustificato. È vero, il nostro settore si sta muovendo a passi giganti verso la digitalizzazione e quindi verso una sorta di disintermediazione di alcuni business assicurativi, ma attenzione, sostenere che ciò sia un pericolo latente per il nostro mercato mi sembra un po’ eccessivo.

Ricordo perfettamente il 1994 quando Generali lanciò Genertel e venne in Italia il responsabile Svizzero di Winterthur assicurazione per un giro ricognitivo (Il Sig. Morganti). io lo accompagnai nelle agenzie e a tutti gli agenti faceva la domanda: “cosa vi dice la parola Genertel”? Ebbene nessuno sapeva di cosa stesse parlando. Gli svizzeri erano terrorizzati dall’avvento delle compagnie telefoniche. Ebbene, a distanza di 22 anni la quota di mercato delle dirette/telefoniche si attesta su valori percentuali di poco superiori al 10% con una forte intermediazione da parte di agenti e broker, quindi il fenomeno non esiste.

Prendendo un po’ spunto da questo fatto, azzarderei una previsione analoga per IOT. Internet potrebbe, dico potrebbe, essere una minaccia per gli intermediari tradizionali per la vendita di quei prodotti a basso margine che richiedono una complicazione di quotazione ed una rapidità di emissione, cito ad esempio il prodotto Auto.

Fatta questa doverosa premessa l’intermediario deve necessariamente privilegiare la relazione e la consulenza, avvalendosi sì di quanto l’informatizzazione e quindi anche Internet gli mettono a disposizione, ma puntando sul ruolo chiave del proprio mestiere.

Bisogna in qualche modo tornare alla vendita di tipo tradizionale supportata fortemente dai vantaggi di una “vendita digitale”. Quindi relazione tradizione ed uso dello strumento informatico per l’erogazione del servizio e per l’informazione.

Per questa mia teoria trovo anche conforto dal fatto che stanno crescendo APP che vengono vendute agli intermediari, realizzate per una relazione con i clienti, ma che i clienti, seppure gratuite, non usano. Questo perché? Semplicemente perché come al solito siamo di fronte ad uno strumento che in realtà non si rivolge al cliente, ma all’intermediario.

In sintesi: “andiamoci piano con gli allarmismi!”

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Leonardo Alberti