Il caso Olivetti

Il mio articolo sul fatto che gli agenti stanno perdendo quote di mercato ha aperto una grossa discussione.

Il problema, a mio avviso è che purtroppo, da parte di qualcuno, esiste ancora una fortissima resistenza al cambiamento. Ho sempre fatto così ed ho avuto successo, perché dovrei cambiare?

Nell’economia italiana, però c’è un esempio che ci fa capire perché bisogna “cavalcare il cambiamento”: il CASO OLIVETTI.

L’Olivetti va a gonfie vele tanto che raggiunge una fama a livello mondiale e più di 24000 dipendenti.
Nel 78 arriva DeBenedetti e a inizio anni 80 vi è l’accordo con AT&T ed il successo del computer M20 e poi M24. Negli stessi anni nasce anche una società di nome Olidata come system integrator di prodotti Olivetti, vedremo poi cosa farà. Inspiegabilmente, nonostante i successi la Olivetti viene però lentamente ed inesorabilmente smantellata e già a partire dal’88 cresce l’interesse per le telecomunicazione e nel 90 viene costituita l’Omnitel, a questo punto tutte le risorse economiche vengono definitivamente dirottate su tale attività e si smette di investire nella divisione PC proprio nel momento in cui vi è una crescita esponenziale del mercato. Infatti la Olidata nell’87 inizia a produrre e commercializzare PC col proprio marchio e arriva ad essere quotata in borsa nel 1999 esportando già in tutta Europa. La OPC senza investimenti entra nella crisi più profonda e nel 1997 viene ceduta alla Piedmont e nel 99 alla ICS Finmek e poi ad altri sino alla chiusura totale. De Benedetti lascia la guida di Olivetti nel 96 ma ne rimane presidente onorario sino al 99. Oggi la OPC non esiste più mentre nel 2009 la Acer aquista quasi il 30% del capitale azionario di Olidata.

Dove è l’errore della Olivetti? Semplicemente dal fatto che invece di buttarsi nel mondo che gli apparteneva, i Personal Computer, ha abbandonato quel mondo buttandosi sulla telefonia e sopratutto cambiando il marchio.

Questo è quello che io sostengo succederà a tutti coloro che resistono al cambiamento, così come li ha descritti molto bene Pasquale Caterisano nel suo post: “Gli agenti di assicurazioni che se la suonano come l’orchestrina del Titanic”.

E’ esattamente così!

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