DONAU Assicurazioni: nonostante lo sforzo dei lavoratori la filiale italiana è stata completamente abbandonata dagli austriaci.

Abbiamo scritto quest’articolo perché vogliamo essere solidali con gli amici lavoratori e con gli agenti che da anni stanno aspettando una soluzione ed informazioni sulla sorte della sede italiana della compagnia. Ci farebbe piacere che questo nostro contributo avesse risonanza e che quindi chiunque lo leggesse lo inoltrasse ad amici per portare a conoscenza più persone possibili di questo problema. Noi dal canto nostro provvederemo ad inoltrarlo alle testate amiche per una maggiore diffusione.

Ecco l’articolo sulla situazione di Donau Italia:

Ci eravamo già occupati della questione Donau verso la fine del 2016. Avevamo raccolto in quella occasione l’urlo di dolore dei dipendenti della sede italiana della compagnia. Verso la prima metà dell’anno si era parlato di una acquisizione da parte di alcune aziende assicurative italiane di quello che restava della Donau.

Oggi però tutto tace, le intenzioni di cosa voglia fare Casa Madre sono affidate dal CEO di Donau, il Dr. Thirring al quotidiano austriaco Der Standard.

Infatti quello che oggi i dipendenti sanno è semplicemente quanto dichiarato nel novembre 2016 dallo stesso CEO in una intervista oltretutto in tedesco.

Ci eravamo già occupati della questione di totale incertezza in cui i lavoratori di Donau, che hanno la sola colpa di pagare la malagestio di chi ha amministrato fino a poco tempo fa l’azienda in Italia, versano da oramai molti anni.

Le dichiarazioni del dr. Thirring sono state::

–       Dobbiamo decidere cosa fare con l’Italia.

–       Ci concentriamo esclusivamente sull’Austria,

–       L’avventura Italiana è stata subita e in gran parte digerita,

–       L’Italia è considerata lo specchietto retrovisore

Quattro affermazioni queste che non lasciano certamente contenti i dipendenti che sono rimasti oggi a lottare e presidiare l’azienda, che hanno riportato in equilibrio il portafoglio residuale (dai 245 milioni di euro del 2012 ai 13 milioni del 2016).

Dipendenti che ogni mattina si recano al lavoro dando assistenza agli 85 intermediari (nel 2012 erano 350) che hanno deciso con loro di proseguire per la salvezza della Donau Versicherung AG, filiale italiana.

Nessuno, tranne loro ha a cuore la sorte dell’azienda, nessuno tranne loro lotta per la sopravvivenza di un marchio che all’estero ha una dignità e visibilità di rilievo.

Le uniche informazioni che queste famiglie hanno sono quelle che leggono sulla stampa tedesca.

In questo scenario, sconvolgente e kaftiano, le informazioni che sono state date ai Sindacati circa la situazione ed il futuro della Rappresentanza, nel corso degli ultimi anni, sono risultate spesso vaghe se non addirittura contraddittorie.

Unica informazione ufficiale sembrerebbe essere una mail del Dr. Thirring in cui il manager austriaco rimandava al succitato articolo e a quanto da lui dichiarato in conferenza stampa.

In particolare ad una precisa domanda da parte di un giornalista, venne dichiarato che il risanamento della Rappresentanza italiana faceva parte di un piano prestabilito, che i sinistri (danni) di maggiore entità erano stati definiti e che tale percorso di risanamento sarebbe proseguito sulla strada del successo ottenuto fino ad ora.

Nella stessa occasione però veniva ribadito che nei piani di Donau, l’Italia non era strategica in quanto l’azienda si sarebbe concentrata sul mercato austriaco.

All’ Italia rimaneva solo il ruolo di gestione degli affari attualmente in essere. L’Italia non poteva certamente rappresentare un mercato del futuro, alla pari di quello dell’Europa dell’est da cui Donau si aspettava grandi performance di crescita.

Il mercato Italiano, sempre secondo il pensiero del Dr. Thirring non presentava opportunità di espansione dal momento che nel paese è presente un’alta concentrazione di competitor.

La strategia non dichiarata o dichiarata in maniera confusa, passa dalla chiusura della sede italiana, nonostante i miglioramenti avvenuti, i risultati ottenuti ed il buon lavoro svolto, al proseguimento del business.

Tutto ed il contrario di tutto!

Ma i Sindacati non si accontentano di quelle dichiarazioni e tornano alla carica con richiesta di informazioni a cui, il 14.06.2017, il Dr. Thirring risponde che la questione italiana sarebbe stata oggetto di valutazione da parte degli organi preposti alla gestione della Compagnia nel prossimo autunno e che ogni decisione verrà comunicata in adempimento ed alle scadenze previste dalla contrattazione collettiva applicata.

I dipendenti italiani sono quindi ancora in attesa di avere notizie sul proprio futuro mentre da tempo cercano di comunicare ai vertici dell’azienda che non è possibile pensare di contenere le perdite senza attivare strategie per creare nuovo business profittevole.

Nonostante oggi i processi siano ben definiti, gli strumenti di controllo anche e nonostante la presenza nella sede italiana di personale altamente qualificato, la mancanza di strategie ed obiettivi, il lancio di nuovi prodotti e la mancanza di azioni che compensino la riduzione di portafoglio connessa al processo di risanamento, la catastrofe sarà inevitabile.

I dipendenti sono convinti che oggi in Italia ci siano spazi e modalità di business redditivi che passano da politiche territoriali oculate, mirati criteri selettivi, prodotti specialistici, riduzione dei costi consulenziali (oggi il personale che esce dall’azienda viene sostituito da consulenti) e strumenti di controllo, tutti elementi che non mancano a chi ha dato la propria vita lavorativa alla Donau.

 

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