Direct Line spara nel mucchio! Come al solito chi ci rimette sono i dipendenti

La Compagnia telefonica Direct Line, di proprietà del gruppo spagnolo Mapfre, intende procedere ai licenziamenti collettivi annunciati.

La scelta che ha operato inizialmente la compagnia è stata quella di offrire unilateralmente e cioè “saltando” i sindacati dei lavoratori, un incentivo all’esodo, fissando al 15 settembre prossimo.

Le proposte sono quelle molto in auge in questi anni nel settore assicurativo e cioè uno scivolo ai lavoratori che arriverebbe fino a tre o quattro anni di stipendio. Il problema però per Direct Line è che l’età media dei lavoratori si attesta intorno ai 40 anni, e quindi per la gran parte di loro si aprirebbe uno scenario difficile nell’attuale fase di mercato che non offre certo molte possibilità di ricollocamento. Ma i problemi non sono solo per chi se ne andrà, ma anche per chi rimarrà per i quali la compagnia sta pensando di eliminare le provvigioni che vengono riconosciute a chi conclude positivamente le trattative telefoniche con la clientela.

Conseguenza un appiattimento dei trattamenti economici verso i minimi tabellari, vicini ai 700-900 euro al mese. Stipendi quindi da miseria.

Il mercato come al solito sta a guardare senza battere ciglio ed ancora una volta le poche mobilitazioni che ci sono sull’argomento sono da parte degli agenti. Lo SNA per esempio, punta il dito sulla questione:

“….un appiattimento dei trattamenti economici verso i minimi tabellari, vicini ai 700-900 euro al mese, trattamenti ben inferiori – commenta il Presidente Nazionale SNA Claudio Demozzi – a quelli garantiti dal CCNL SNA2014 per i dipendenti delle agenzie, che proprio le sigle sindacali Fisac/Cgil, First/Cisl e Uilca hanno più volte definito inaccettabili ed insufficienti; si stupisce che ai call-center delle compagnie telefoniche venga permesso di contenere il costo del lavoro a livelli forse ingiustificabili in rapporto alla frenesia dei ritmi di queste unità produttive ed alle particolari caratteristiche di questi lavori per certi aspetti alienanti. Dobbiamo notare ancora una volta come troppo spesso si tenda a fare la voce grossa con chi appare, o sarebbe meglio dire appariva, debole e si cedano le posizioni davanti a chi appare più forte”.

Io personalmente sono molto solidale ai colleghi di Direct Line avendo provato sulla mia pelle cosa vuol dire uscire da una azienda a 54 anni e non riuscire più a trovare una collocazione da dipendente nel mercato assicurativo.

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Leonardo Alberti