DEDICATO A TUTTI GLI AGENTI DI ASSICURAZIONE di Romeo Sangiorgi

Eh sì, non c’è stato un attimo di pace in questo mese di agosto!

Tutti siamo arrivati carichi di fatiche e di ansie dopo l’ennesimo (e non sarà l’ultimo…) anno di duro lavoro e di problemi, di conflitti politici nazionali ed internazionali, della perdurante crisi economica e sociale, inermi di fronte all’ondata di un sanguinario terrorismo senza precedenti.

Appena un alleggerimento degli animi durante il periodo dei Giochi Olimpici (anch’essi non senza ombre) e, a distanza di soli 4 anni dall’Emilia, il sisma colpisce le popolazioni del centro Italia.
Ancora angosce e drammi che dovrebbero far riflettere sulla nostra debolezza e, al tempo stesso, risvegliare la nostra capacità di reazione per ripartire rafforzati dalle esperienze negative.

Per fare questo bisognerebbe cominciare ad agire negli ambiti più ristretti in cui viviamo: la famiglia, il condominio, il quartiere, il Comune, la Città, la Regione, l’Azienda in cui si lavora, la categoria professionale di appartenenza.
Arriviamo al tema: negli ultimi giorni, il “piccolo mondo antico” degli Agenti di Assicurazione è stato direttamente colpito dalle comunicazioni pervenute agli Iscritti al Fondo Pensione Agenti (FONAGE) riportanti le variegate riduzioni delle rendite per pensionati presenti, prossimi e futuri.  

E pensare che, qualche anno fa, il FONAGE è stato addirittura premiato per la sua sapiente, oculata e profittevole gestione.
Le criticità sono emerse quando una nuova normativa ha imposto di valutare la sostenibilità del Fondo in chiave prospettica (30 anni). E’ lapalissiano che avendo sempre più iscritti che percepiscono la rendita, anche se l’allungamento della vita media ha subito (ahimè) una frenata, e sempre meno iscritti che contribuiscono, nel tempo la situazione diventa insostenibile.

Qui sarebbe facile atteggiarsi a “C.T. della Nazionale” facendo liste della spesa.

A mio parere, si sarebbe dovuto affrontare il problema con semplicità, ma con determinazione: fare un’analisi tecnico attuariale della situazione per avere numeri certi, che soprattutto nella prima fase, cambiavano di giorno in giorno e per centinaia di milioni di euro, successivamente, a valle di questa OGGETTIVA analisi attuariale, chiamare a raccolta i Colleghi per avviare una negoziazione con ANIA.

Invece, le nostre Rappresentanze hanno pensato bene di utilizzare il FONAGE per reiterare quell’ormai insopportabile teatrino: “noi siamo meglio degli altri, gli altri sono peggio di noi”, che trasuda da ogni loro comunicazione.

SNA, con la solita velleità tendente a salvaguardare i diritti acquisiti (salvo poi avere un atteggiamento esattamente opposto nella trattativa per il contratto dei dipendenti delle agenzie), ha sì fatto analisi tecniche (3 o 4 proposte), ma, dopo aver scatenato conflitti con tutti nel tentativo di mantenere lo status quo, il risultato è stato l’arrivo delle note lettere di decurtazione.

Obiettivo fallito, tutti si vedono le pensioni decurtate; ANAPA, con il solito concetto del confronto a tutti i costi con “le mamme Compagnie”, tendente a trasferire la trattativa alle singole Compagnie ed ai Gruppi Agenti, ha generato un evidente indebolimento della categoria. Obiettivo fallito, se oggi tutto rimane centralizzato.

ANIA, ha sfruttato la contrapposizione, ha ritirato la prima proposta di 16 milioni e così non ci mette 1 euro.

Appurata l’impossibilità di avere più soldi da ANIA, non era meglio invitare la categoria a farsene carico?
Proprio non vogliamo toglierci di dosso questo retaggio di “parasubordinati”, facendo crescere i Colleghi affrancandoli dalle Compagnie, non solo nell’attività quotidiana, ma anche nel programmare il loro futuro e quello delle nuove generazioni?
500 milioni saranno anche tanti, ma vanno spalmati sui prossimi 30 anni e vanno suddivisi per gli Iscritti al Fondo (dovrebbero essere circa 13.000).

Sicuramente è più comodo e demagogico dire che la pensione diminuisce per colpa di ANIA piuttosto che dire: “caro Collega bisogna rimetterci soldi”. Forse c’erano altre strade, ma non se ne è percorsa alcuna.

Di certo si è persa l’occasione per ottenere un risultato politico di aggregazione ed unità su un tema che sta a cuore a tutti.
Tuttavia si preferisce convincere gli Agenti di Assicurazione che la frammentazione delle Rappresentanze è meglio, dando per scontato il definitivo tramonto di una “Grande Union”.

Con questo, lungi dal disconoscere le altre valide iniziative poste in atto dalle nostre Rappresentanze e soprattutto l’impegno profuso dai Colleghi che oggi, come nel passato, dedicano tanto del loro prezioso tempo sacrificandolo alle loro agenzie ed alle loro famiglie.

Bisogna sostenere chi ci rappresenta, ma chi ci rappresenta dovrebbe ripartire, resettando il passato, con l’obiettivo primario di coinvolgere quei Colleghi che non sono iscritti né a SNA né ad ANAPA, che sono ben oltre il 50% degli Agenti in attività.

Meditiamo, ma soprattutto muoviamoci! C’è tanto da fare!

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Leonardo Alberti