Cliente virtuale o cliente fisico?

Giuliano Melis tratta su un articolo di TUTTOINTERMEDIARI il problema della disintermediazione.

Trovo l’articolo molto vero ed anche molto piacevole da leggere. Mi permetto però di fare qualche considerazione riguardo proprio al fatto che Melis racconta con intelligenza e dovizia di particolari nell’articolo citato.

A mio avviso non dobbiamo stupirci che un ragazzo sotto a ia trent’anni privilegi internet al fatto di recarsi in agenzia, è naturale. All’università gli viene insegnato l’uso del PC, a casa fin da piccolo gioca alla play station, in televisione vede spot sul fatto che l’online è meglio…

L’errore sta nel fatto che Melis si chieda come mai il ragazzo, che pensa di trovare lavoro in agenzia (per bocca del padre) non sia mai andato a farsi fare un preventivo per assicurare il proprio scooter o la prima autovettura.

La domanda dovrebbe essere differente: “quali attività ha fatto l’agenzia di Melis per far sì che i clienti giovani andassero da loro?”

Il problema oggigiorno è proprio questo. Gli agenti dovrebbero strutturarsi con prodotti e servizi dedicati ai giovani, i manager del futuro. Come? Per esempio offrendo stages in agenzia per i figli dei propri clienti, facendo sì che loro in qualche modo si occupino del confronto dei preventivi dei propri coetanei…insomma i clienti non entrano spontaneamente in agenzia, bisogna fare continue azioni di promozione.

In un nostro precedente articolo “settember morning” abbiamo parlato della necessità di fare una campagna alla riapertura. Ebbene un’idea potrebbe essere quella di indire un bando per figli di clienti che si stanno laureando, offrendo loro uno stage di quattro mesi in agenzia, retribuito (le compagnie danno contributi per questa attività) finalizzato ad orientarsi nel mondo delle polizze.

Un’altra attività potrebbe essere quella di offrire un regalo (per esempio un iphone) al figlio di un cliente che segnala più amici per la sottoscrizione di una polizza… Sono idee, ma qualcosa in tal senso va fatta.

Ricordiamoci che se non ci avviciniamo noi ai giovani, sicuramente non solo loro non si avvicineranno a noi, ma correremmo addirittura il rischio di perdere i loro genitori come clienti.

Pensiamoci…e comunque: grazie Giuliano Melis per lo spunto di riflessione e per il contributo che hai dato ai tuoi colleghi.

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Leonardo Alberti